L’ora del diavolo

Fernando Pessoa nel suo racconto “ L’ora del diavolo” descrive l’Arcano XV in modo mirabile: il Signore delle Tenebre viene rappresentato come il Signore dell’Immaginazione, della Notte e del Sogno. Nel racconto il Diavolo e una signora dialogano; qui di seguito ne citerò un passo che mi sembra emblematico, quando la signora si rende conto di trovarsi di fronte al diavolo: “Ma, se il mondo è azione, com’è che il sogno fa parte del mondo?” “E’ che il sogno, signora, è un’azione divenuta idea; e che, perciò, conserva la forza del mondo e ne ripudia la materia, cioè l’essere nello spazio. Non è forse vero che siamo liberi nel sogno?” “Sì, ma è triste il risveglio…” “Il buon sognatore non si sveglia. Io non mi sono mai svegliato. Dio stesso dubito che non dorma. Già una volta me lo ha detto…” Lei lo guardò con un sussulto ed ebbe improvvisamente paura, un sentimento dal più profondo dell’anima, che non aveva mai provato. “Ma, insomma, Lei chi è? Perché è così mascherato?” “Rispondo, con una sola risposta, alle sue due domande: non sono mascherato”. “Come?”. “Signora, io sono il Diavolo. Si, sono il Diavolo. Ma non mi tema e non trasalisca”. E in un batter d’occhi di terrore estremo, in cui affiorava un piacere nuovo, ella riconobbe, all’improvviso, che era vero. “Sono proprio il Diavolo. Non si spaventi, però, perché sono il Diavolo, per l’appunto, e perciò non faccio male………Stia dunque tranquilla. Corrompo, certo, perché faccio immaginare…..Sono il Dio dell’Immaginazione, perduto perché non creo. E’ grazie a me che, bambina, hai sognato quei sogni che sembrano giochi; è grazie a me che, già donna, la notte hai potuto abbracciare i principi e i dominatori che dormono al fondo di quei sogni. Sono lo Spirito che crea senza creare, la cui voce è fumo, e la cui anima è un errore. Dio mi ha creato perché io lo imitassi, di notte. Lui è il Sole, io sono la Luna. La mia luce si libra su tutto ciò che è futile o finito, fuoco fatuo, sponde del fiume, paludi e ombre……Quando , nei lunghi pomeriggi caldi, sognavi tanto da sognare di sognare, non hai visto passare, nel fondo dei tuoi sogni, una figura velata e rapida, quella che ti avrebbe dato tutta la felicità, quella che ti avrebbe baciato indefinitamente? Ero io. Sono io. Sono colui che hai sempre cercato e che mai potrai trovare. Forse, nel fondo immenso dell’abisso, Dio stesso mi cerca, affinchè io lo completi, ma la maledizione del Dio Più Vecchio – il Saturno di Geova – aleggia su di lui e su di me, ci separa, quando avrebbe dovuto unirci, affinchè la vita e ciò che desideriamo da lei fossero una cosa sola. L’anello che usi e ami, l’allegria di un pensiero vago, il sentirti bene di fronte allo specchio in cui ti guardi – non illuderti: non sei tu, sono io. Sono io che lego bene tutti i lacci con cui le cose si decorano, che dispongo esattamente i colori con cui le cose si adornano. Di tutto quanto non vale la pena di essere io faccio il mio dominio e il mio impero, signore assoluto dell’interstizio e dell’intermedio, di ciò che nella vita non è vita.
Come la notte è il mio regno, il sogno è il mio dominio. Ciò che non ha peso né misura – questo è mio.”
tratto dal sito
http://www.psicologi-italia.it/psicolo…/…/884/archetipi.html