Tarocchi e Archetipi – la voce del Maestro interiore Vol. II

Arcano VIIII L’Eremita – Hermes

Hermes, figlio di Zeus e della ninfa pleiade Maia, venne al mondo all’interno di una grotta sulla cima più alta del Peloponneso, il monte Cillene. Appena nato si liberò dalle fasce e da solo si recò all’esterno della caverna dove trovò una tartaruga, la uccise, e dal guscio creò una cetra con sette corde. Poco dopo rubò ad Apollo cinquanta capi di bestiame, ne cancellò le tracce facendoli camminare all’indietro  fino alla grotta natìa, qui riprese posto nella culla e si addormentò. Apollo seppe subito chi aveva compiuto il furto e si recò dal piccolo dio, la madre Maia si schermì rigettando l’accusa: come avrebbe potuto un neonato compiere una simile impresa? La malizia del piccolo fece infuriare Apollo, ma la melodia della cetra suonata dal noncurante Hermes lo affascinò al punto da chiedergli lo strumento in cambio del bestiame rubato. Gli donò inoltre il caduceo, una verga dai poteri magici, come quello di far addormentare o svegliare gli uomini, formata da un ramo d’ulivo attorno al quale erano intrecciati due serpenti. Esso divenne il simbolo della funzione di Hermes quale messaggero fra gli dei e gli uomini: ne indicava l’inviolabilità divina, possedendo la valenza morale di rappresentare la condotta onesta e al tempo stesso la salute fisica degli umani. Nei due serpenti si ravvisano sia il potere di conciliare tra loro gli opposti, sia la capacità di portare armonia nei quattro elementi, ed è per questo motivo che lo ritroviamo in alchimia come indicazione della sintesi di zolfo e mercurio, divenendo così emblema della farmacopea e della guarigione fisica.

Se ci spostiamo in oriente, il caduceo esprime e chiarisce il concetto base del corpo sottile: le energie ascendenti dei serpenti producono un vortice che nel tantra permette di ottenere la trasformazione personale, sono associati alle energie solari e lunari che si intersecano fra loro rappresentando la parte destra e sinistra del corpo. Ancora, la sua forma richiama la rappresentazione del bene e del male degli uomini, che Hermes mantiene in equilibrio.

Nei tempi più antichi Hermes era raffigurato con le sembianze di un vecchio  e solo in epoca recente assunse l’aspetto di un giovane dai piedi alati. I dispetti ed i furti giocosi di Hermes colpirono molti nobili ospiti dell’Olimpo, fra cui lo stesso Zeus, ma nessuno di loro sentì la necessità di punirlo per quelle malefatte. Pur essendo la divinità più burlona e vicina agli esseri umani, era al contempo lo psicopompo, preposto a condurre le anime dei defunti nell’Ade, divenendone quindi la guida. Per questa sua qualità, fu scelto da Zeus per restituire a Demetra la figlia Persefone, rapita da Ade per farne la propria sposa. Fu ancora Zeus a incaricarlo di liberare dalle grinfie di Argo la bella Io tramutata in giovenca, ed Hermes portò a compimento gli incarichi rendendo la libertà alle giovani.

In entrambi i casi assistiamo al rapimento di una fanciulla, Kore (la ragazza senza nome) ed Io, accomunate dall’ingenuità e dalla volontà di un dio di possederle. Io perde le proprie sembianze, diviene un animale sotto la sorveglianza di Argo dai cento occhi. Hermes la salva, ma le sue peripezie proseguiranno fino a condurla su un isola in compagnia del bambino da lei generato con Zeus. Nel mito l’Io dell’identità riscopre se stesso grazie all’intervento di Hermes, che però non appare sufficiente, in quanto va compiuta un’azione personale per ritrovare il proprio potere. Anche nel caso di Persefone si evidenzia l’importanza di una scelta determinante, che ella compie nel mangiare i frutti offerti da Ade, acquisendo così la capacità di entrare ed uscire dal mondo dei morti, regina degli inferi e principessa della primavera dei viventi. Da fanciulla senza nome a regina e sovrana dei due mondi.

La storia descrive lo choc causato dallo scontro con situazioni difficili, tali da intaccare razionalità, identità, libertà: attraverso un’azione personale, unita alla comunicazione fra visibile ed invisibile, ovvero alla connessione con gli stati più profondi del nostro essere, possiamo emergere capaci di muoverci con maestria in entrambi i mondi. L’alternativa è il cadere in uno stato depressivo o il negarsi la possibilità di contatto emotivo interiore, sfociando in un ottuso materialismo. Non a caso la complementare dell’Eremita è l’Arcano senza nome, le cui espansioni e riduzioni sono ventidue e quattro[1]. L’Eremita offre l’opportunità di uscire dal buio dell’inconscio, come ravvisato dalla sua espansione Luna, attraverso tre strade: libertà, disgregazione, rigidità. Gli stessi Arcani evocano la durezza della materia, il mondo dei morti e la pazzia, così come l’autorevolezza, l’identità e la capacità di esprimerla senza vincoli.

L’Eremita indossa una cappa come Hermes, che la usava per rendersi invisibile. Dunque l’Arcano VIIII è colui che conduce nel mondo invisibile e al contempo indica con la sua luce la strada per uscirne. Se riprendiamo il cammino del Bagatto osservando la seconda linea, la riconosciamo come un luogo a parte, sufficiente a se stessa, poiché ogni Arcano trova qui il suo complementare: i primi tre sono complementari degli ultimi tre e la Forza è complementare a se stessa. Se la prima linea è servita per conoscere la personalità, il manifesto, la materia spiritualizzata, Giustizia apre a tre dialoghi: interiore con il chakra del cuore, esterno ma al nostro stesso livello con il sesto chakra, superiore attraverso il settimo. Essi sono possibili solo se si riesce a non giudicare, ecco allora la comunicazione sui tre aspetti, di cui è emblema e maestra Temperanza. L’Eremita capisce che prima di tutto il dialogo è interiore e scende nelle profondità di sé fino a giungere all’incontro completo con l’invisibile, richiamato dall’Arcano senza nome; egli conduce l’iniziato, come fece Virgilio con Dante, all’interno dell’Inferno fino a riveder le stelle fuori dal Paradiso. Tutto il cammino dall’Eremita in poi è il vero percorso iniziatico, la parte precedente serve a strutturare la personalità affinchè non esploda quando entra negli inferi. Il rischio di perdersi è enorme ma il premio è il potere della trasformazione, pietra filosofale del Tarocco, porta d’ingresso fra mondo superiore manifesto ed Ade[2]. Il dialogo fra i tre piani deve essere portatore di senso, ecco allora la presenza della Ruota di Fortuna: l’unica possibilità di emergere maestri di sé dal luogo buio dove siamo caduti è l’incontro del significato profondo che esso offre, solo così usciremo dalla sfortuna per entrare nella competenza del creare la propria fortuna. Quando si incontra la Legge di causa ed effetto, è il momento di capovolgere la visione per capire fino in fondo la realtà. L’Appeso richiama alla frase di Ermete Trismegisto nel Kybalion: Come in alto, così in basso, come in basso così in alto, per il principio della cosa unica. Egli era il tre volte grande e non a caso il suo nome richiama quello di Hermes ed è a sua volta origine dell’ermetismo, mentre da Hermes origina il termine ermeneutica ovvero l’arte di interpretare i significati nascosti. Proseguendo il cammino incontriamo la Forza che è complementare a se stessa, essa non è in un luogo determinabile poiché non ha appoggio: è ovunque al centro di sé. Dopotutto l’Arcano seguente pare disegnare con i due rami i segmenti del numero undici arabo, che ospita all’interno l’Anima rovesciata.

Hermes indica con il suo caduceo l’importanza della scelta fra bene e male, le forze complementari maschili e femminili e le energie nascoste e manifeste di luna e sole. La terza linea si apre con il XV, l’ermafrodito che nella mitologia era figlio di Hermes: se si vince la paura che frammenta la psiche, si trova la propria completezza piena di forza energetica. L’occasione di questo passaggio opera una trasformazione dalle forti caratteristiche alchemiche che si esprimono con grande energia in Casa Dio: gli uomini escono dalla torre affinché ora a lavorare sia la pura essenza, il Sé profondo e generatore. Ecco dunque la risposta che ci viene al termine del lungo cammino: nell’Arcano XVI dove il quattro diventa una potenza di sé, incontriamo la nostra identità creatrice e divina. E quando si arriva alla Stella, la trasformazione è avvenuta: riconosciamo Persefone che sa muoversi fra il mondo del buio del quale è regina e quello della luce, ora è lei che comunica con le anime dei morti con la XX, nella XXI l’iniziazione ha raggiunto il compimento, non vi sono più demoni, nulla è fuori posto, lei tiene fra le mani l’essenza della vita e la bacchetta magica.

In tutta la prima linea del percorso del Bagatto, osserviamo un movimento dall’alto verso la terra, ovvero dal non manifesto al manifesto: il Bagatto/Anima decide di incarnarsi e trova davanti a sé i corpi che gli occorreranno nel percorso[3], ancora in potenza come indicato dalle tre gambe del tavolo (il quattro è il numero della realizzazione materiale), la Papessa porta la memoria, l’Imperatrice fa scendere l’aquila verso la terra dell’Imperatore, il Papa trasmette agli uomini la parola di Dio, Cupido colpisce con una freccia l’Innamorato, il Carro guida i cavalli posti sotto di lui. All’inizio della seconda linea, dopo che Giustizia ha accolto tramite il settimo chakra l’illuminazione spirituale, l’Eremita per la prima volta scende dal manifesto al non manifesto, esso è il luogo dove i due mondi si incontrano e possono entrare in relazione. Casa Dio lancia verso l’esterno il proprio Sé illuminato e la Stella è il solo Arcano che prende da sopra, trasforma in sé e restituisce a terra ed acqua, dunque nuovamente al mondo invisibile qui rappresentato dalle emozioni. Ed infatti invisibile e visibile non solo con i due Arcani successivi si incontrano, ma generano la manifestazione sulla terra. Tale incontro si sintetizza con il Giudizio in un unico Arcano che palesa l’illusione della morte e indica la strada: l’ascolto del Sé.

Il Mondo è pronto a uscire dai quattro corpi che fino a qui lo hanno accompagnato per ritrovare l’Unità del Matto e riprendere un nuovo cammino.

1^ LIVELLO ironia, sapienza innata, solitudine, isolamento, malattia mentale, vecchiaia
2^ LIVELLO capacità di redimere gli istinti tramite l’equilibrio emozionale, comunicazione, guida interiore, abilità terapeutiche
3^ LIVELLO saggezza, potere spirituale, psicopompo, portatore di Luce

[1] Cfr. paragrafo Arcani Maggiori: dinamiche di questo volume e pagg. 127- 129 del vol. I Tarocchi e Archetipi – La voce della Stella.

[2] Inteso come luogo del non Io.

[3]Il Bagatto e i quattro elementi sul tavolo, che simboleggiano:corpo fisico, eterico, mentale e causale.