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Tarocchi e Archetipi - La voce della Stella   

 

Tarocchi e Archetipi: La voce della Stella – Vol. I Ed. Hermatena 2013

Tarocchi e Archetipi: Il Maestro interiore – Vol. II Ed. Hermatena 2015

Tarocchi e Archetipi: La Via del Matto- Vol. III Ed. Hermatena 2018

Dalle pagine del I volume: 

 

ARCANO XV – Il Diavolo

Su un piano psicologico l’incontro con il demone è una tematica ancestrale nata forse assieme all’uomo stesso. Dopo l’Angelo dell’Arcano XIIII appare il Diavolo, a ricordare che più si tende verso la luce più l’ombra sarà scura, allo stesso modo in cui specializzando una parte di noi ne mortifichiamo un’altra.

Il Diavolo mette in contatto con la fonte energetica presente in ciascuno, consente di scorgere la potenza insita in noi, e poiché essa è grande spesso questa esperienza si associa a sensazioni di paura. Possiamo dire che il potere contiene la capacità di generare o impedire il cambiamento. Questa esperienza accomuna tutti gli esseri viventi, mentre ogni singolo individuo può relazionarsi al potere più o meno consapevolmente decidendo se e come esercitarlo.

Primo Arcano della terza iniziazione. Un altro Angelo che indica l’incontro con la dualità, infatti i due diavoletti sono imprigionati al di sotto di lui che invece li sovrasta ed è libero: se ci perdiamo nel dualismo non siamo liberi.

Tommaso chiese “Maestro mio, come fu inventata la morte? Come fu inventato il male?” “Ascolta Tommaso. Dio e’ coppia: Sposa e Sposo. Tutto quello che è vivente è coppia. L’uomo credette uno ciò che era soltanto metà. Vide in Dio il Padre e rifiutò la Madre. Questo è l’errore diabolico. La vita fu spezzata in due parti, il Bene e il Male. Una metà dell’infinito Bene fu creduta Male.  Così anche l’uomo fu spezzato: si vergognò di una parte dei suoi pensieri e li nascose. Ecco, Tommaso, come fu perduto il Regno. Era il Regno della felicità ma l’uomo non ne fu degno, perché amò il dolore e respinse la Saggezza. Da allora la Sposa soffre, lontana dallo Sposo, e il Regno è vuoto. Hai capito perché è avvenuto questo?”

“Sì mio dolce Maestro. Perché prima eravamo uno e poi siamo diventati due.”

“E ora che siete due, cosa dovete fare?”

“Dobbiamo farci uno nello Spirito.” (cfr. Mario Pincherle)

Ed ecco dunque all’ingresso della via dello Spirito un Diavolo libero ed ermafrodita, ai suoi piedi due figure incatenate rappresentanti un uomo e una donna.

Per accedere alla terza iniziazione occorre abbandonare la divisione uomo/donna, buono/cattivo, bene/male, giungendo all’Unità. La separazione fisica fra i sessi non è diversa dalla divisione di luce e tenebra, vita e morte: sono i due punti attraverso i quali passa l’energia vivente. Se tagliamo questa connessione giudicando uno dei due come negativo, impediamo all’energia di fluire, creiamo una separazione che possiamo definire l’illusione della morte.

La domanda che ci pone il Diavolo è “ora che con Temperanza sei diventato maestro d’energia, al servizio di chi la poni? Dei valori superiori o dell’ego?” È la terza grande alternativa che incontriamo: la prima è quella del Bagatto che decide se intraprendere o meno il percorso, la seconda è quella dell’Innamorato che sceglie se stesso, la terza è la possibilità di cocreazione con il Divino, ed in effetti 15 è 1+5 = 6, siamo nella definizione del Sé. All’ingresso dello Spirito, ci viene chiesto di essere creatori consapevoli, riconoscendo la nostra parte divina che in quanto tale è in grado di creare (“Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza”).

Adamo abdicò al potere quando addormentandosi perse una parte di sé. Dalla sua costola uscì la donna (e sulla traduzione della parola costola molto si è detto, ritenendo più corretta la traduzione “dividere”), ovvero scisse la propria parte femminile da quella maschile accusandola della cacciata dal Paradiso Terrestre. Non solo l’uomo perse la parte creativa e intuitiva dell’emisfero cerebrale destro, ma la rese colpevole della perdita della felicità umana obbligandola alla penitenza e al silenzio.

Questa capacità di essere creatori e divini fu resa inaccessibile dandole la forma del demonio, ovvero della paura, rendendo di fatto l’uomo sottomesso mediante la separazione e la censura delle qualità femminili. Non è forse una ottima applicazione del principio “Divide et impera” di romana memoria?

Ma solo disobbedendo è stato possibile per l’Anima entrare nel Mondo e compiere le esperienze di cui essa ha bisogno per aumentare la propria consapevolezza. Il frutto dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male riconduce alla necessità di conoscere, e il solo modo possibile per farlo è avere un corpo materiale attraverso il quale sentire le sensazioni.

Nell’immagine troviamo l’ultima delle spade presenti fra gli Arcani: occorre diventare consapevoli della nostra capacità di creare o ne saremo in balia, poiché l’ignoranza non impedisce di creare, ma può rendere tale capacità caotica e controproducente. Possiamo metterci al servizio dei valori più elevati e creare per dare loro nutrimento, o allo stesso modo usare il nostro potere creatore per fare del male, per separare (il Diavolo è un grande manipolatore), per soggiogare. La capacità di dividere è precipua dell’intelletto, è il pensiero che analizza, separa, divide: il Diavolo è di un’intelligenza assoluta! Inoltre la fiaccola di Lucifero lo descrive come colui che porta la luce, immagine allegorica della conoscenza.

Se confrontiamo l’immagine disegnata sull’Arcano X con quella qui presente possiamo notare un’importante similitudine: siamo di fronte a due personaggi prigionieri e posizionati nella parte sottostante, a cui si contrappone un personaggio libero con una spada in pugno che pare sovrastarli. Nel primo caso la Ruota di Fortuna ci invita a liberarci dai meccanicismi, a uscire dagli schemi personali e familiari, l’esperienza trova qui un senso evolutivo che consente l’ingresso nella forza propulsiva dell’Arcano XI, canale energetico per  il salto quantico; nel secondo caso, il Diavolo invita a renderci liberi dalle paure, dai giochi di potere, dalle perversioni, così da giungere all’Arcano seguente pronti ad uscire finalmente dalle gabbie che ci tengono prigionieri.  Si tratta di due passaggi fondamentali, come indicato dalla spada impugnata dai personaggi, senza i quali Forza e Casa Dio palesano al contrario il loro lato violento e distruttivo.

Nella prima iniziazione il V riconosce la propria appartenenza a un padre divino, il XV è l’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, ovvero è un essere divino egli stesso, è la scelta del servizio nei confronti dell’umanità.

Vedremo più avanti che la matrice di Tarocchi e Archetipi parte dallo Yod Hè Vav Hè, ovvero dal nome di Dio: Yod rappresenta il Fuoco – il principio creatore maschile, Hè – rappresenta l’Acqua il principio generatore femminile, la somma di questi due elementi dà 15, il Diavolo, colui che contiene in sé entrambi i principi.

Con Temperanza siamo di fronte ad un Angelo, con la XV ad un Diavolo, potremmo definire questa coppia l’Angelo e il Demone. Personalmente ritengo si tratti delle due facce della stessa medaglia: Lucifero era un Angelo, il portatore di luce! Ha scelto consapevolmente di diventare un Diavolo, colui che separa. Quando ci separiamo dalla nostra vera essenza lasciamo posto al demone, quando la rinforziamo siamo sulla via dell’Angelo.

Lucifero con la sua scelta ha permesso a noi di fare a nostra volta delle scelte. Se tutto fosse lineare, non avrebbe senso avere un corpo per sperimentare. Senza il Diavolo non ci sarebbe vita, poiché non ci sarebbe movimento da un punto all’altro, dal Demone all’Angelo.

L’Angelo è la consapevolezza che qualunque cosa accada ha un significato, tutto è perfetto, è la fiducia; il Demone è la paura, la separazione fra noi e l’universo. Quando entriamo nel concetto di separazione, perdiamo di vista il cammino per entrare in un piano egoico, che ci rende concorrenti solitari e competitivi in una corsa al successo materiale. È una libera scelta, il Diavolo ci informa che siamo esseri creatori, ci rende consapevoli della nostra potenza  lasciandoci liberi di scegliere il cammino. In ciò non vi è nulla di malvagio: la differenza risiede nell’uso che ne facciamo.

Altri aspetti possibili ai livelli di vibrazione più bassi sono:

la difficoltà di sostenere rapporti interpersonali paritari, la tendenza a schiacciare o essere schiacciati;

un pesante giudizio su parti di sé ritenute “diaboliche” e quindi inaccettabili, prima fra queste una vitalità sessuale esuberante, che così repressa può pervertirsi.

Riduzione teosofica 6: l’Innamorato opera la scelta di Sé attraverso la discesa della scintilla fornita da Cupido, al Diavolo spetta ora decidere al servizio di chi mettere quella scintilla generatrice.

I livelli

  1. ossessioni e possessioni, sadismo, ermafroditismo
  2. erotismo sfrenato, dipendenza dagli eccessi, rischi mortali
  3. orgoglio, ambizione senza limiti, schiavismo o sottomissione, separazione
  4. intelligenza acutissima, sfruttamento, seduzione
  5. fascino, magnetismo, abilità oratoria
  6. intuizioni illuminanti, energia potente, spinta vitale
  7. entusiasmo, idealismo, utopia
  8. immaginazione creativa e generosa
  9. mente e spirito liberi, servizio gioioso

I quesiti

 

Il Diavolo interroga il viandante sulla scelta del servizio: “Al servizio di chi ti poni? del tuo Ego o dell’Universo?”, il Diavolo è l’intelligenza, la capacità di analisi ma anche la volontà di dividere, di mettersi al centro e schiacciare l’altro. La difficoltà di avere rapporti alla pari. La paura  di essere se stessi, l’egoismo e la volontà manipolatrice. Capacità di usare la propria energia. Dualismo. Sessualità.

dalle pagine del secondo volume: Tarocchi e Archetipi – il Maestro interiore il mito collegato all’Eremita:

Arcano VIIII L’Eremita – Hermes

Hermes, figlio di Zeus e della ninfa pleiade Maia, venne al mondo all’interno di una grotta sulla cima più alta del Peloponneso, il monte Cillene. Appena nato si liberò dalle fasce e da solo si recò all’esterno della caverna dove trovò una tartaruga, la uccise, e dal guscio creò una cetra con sette corde. Poco dopo rubò ad Apollo cinquanta capi di bestiame, ne cancellò le tracce facendoli camminare all’indietro  fino alla grotta natìa, qui riprese posto nella culla e si addormentò. Apollo seppe subito chi aveva compiuto il furto e si recò dal piccolo dio, la madre Maia si schermì rigettando l’accusa: come avrebbe potuto un neonato compiere una simile impresa? La malizia del piccolo fece infuriare Apollo, ma la melodia della cetra suonata dal noncurante Hermes lo affascinò al punto da chiedergli lo strumento in cambio del bestiame rubato. Gli donò inoltre il caduceo, una verga dai poteri magici, come quello di far addormentare o svegliare gli uomini, formata da un ramo d’ulivo attorno al quale erano intrecciati due serpenti. Esso divenne il simbolo della funzione di Hermes quale messaggero fra gli dei e gli uomini: ne indicava l’inviolabilità divina, possedendo la valenza morale di rappresentare la condotta onesta e al tempo stesso la salute fisica degli umani. Nei due serpenti si ravvisano sia il potere di conciliare tra loro gli opposti, sia la capacità di portare armonia nei quattro elementi, ed è per questo motivo che lo ritroviamo in alchimia come indicazione della sintesi di zolfo e mercurio, divenendo così emblema della farmacopea e della guarigione fisica.

Se ci spostiamo in oriente, il caduceo esprime e chiarisce il concetto base del corpo sottile: le energie ascendenti dei serpenti producono un vortice che nel tantra permette di ottenere la trasformazione personale, sono associati alle energie solari e lunari che si intersecano fra loro rappresentando la parte destra e sinistra del corpo. Ancora, la sua forma richiama la rappresentazione del bene e del male degli uomini, che Hermes mantiene in equilibrio.

Nei tempi più antichi Hermes era raffigurato con le sembianze di un vecchio  e solo in epoca recente assunse l’aspetto di un giovane dai piedi alati. I dispetti ed i furti giocosi di Hermes colpirono molti nobili ospiti dell’Olimpo, fra cui lo stesso Zeus, ma nessuno di loro sentì la necessità di punirlo per quelle malefatte. Pur essendo la divinità più burlona e vicina agli esseri umani, era al contempo lo psicopompo, preposto a condurre le anime dei defunti nell’Ade, divenendone quindi la guida. Per questa sua qualità, fu scelto da Zeus per restituire a Demetra la figlia Persefone, rapita da Ade per farne la propria sposa. Fu ancora Zeus a incaricarlo di liberare dalle grinfie di Argo la bella Io tramutata in giovenca, ed Hermes portò a compimento gli incarichi rendendo la libertà alle giovani.

In entrambi i casi assistiamo al rapimento di una fanciulla, Kore (la ragazza senza nome) ed Io, accomunate dall’ingenuità e dalla volontà di un dio di possederle. Io perde le proprie sembianze, diviene un animale sotto la sorveglianza di Argo dai cento occhi. Hermes la salva, ma le sue peripezie proseguiranno fino a condurla su un isola in compagnia del bambino da lei generato con Zeus. Nel mito l’Io dell’identità riscopre se stesso grazie all’intervento di Hermes, che però non appare sufficiente, in quanto va compiuta un’azione personale per ritrovare il proprio potere. Anche nel caso di Persefone si evidenzia l’importanza di una scelta determinante, che ella compie nel mangiare i frutti offerti da Ade, acquisendo così la capacità di entrare ed uscire dal mondo dei morti, regina degli inferi e principessa della primavera dei viventi. Da fanciulla senza nome a regina e sovrana dei due mondi.

La storia descrive lo choc causato dallo scontro con situazioni difficili, tali da intaccare razionalità, identità, libertà: attraverso un’azione personale, unita alla comunicazione fra visibile ed invisibile, ovvero alla connessione con gli stati più profondi del nostro essere, possiamo emergere capaci di muoverci con maestria in entrambi i mondi. L’alternativa è il cadere in uno stato depressivo o il negarsi la possibilità di contatto emotivo interiore, sfociando in un ottuso materialismo. Non a caso la complementare dell’Eremita è l’Arcano senza nome, le cui espansioni e riduzioni sono ventidue e quattro[1]. L’Eremita offre l’opportunità di uscire dal buio dell’inconscio, come ravvisato dalla sua espansione Luna, attraverso tre strade: libertà, disgregazione, rigidità. Gli stessi Arcani evocano la durezza della materia, il mondo dei morti e la pazzia, così come l’autorevolezza, l’identità e la capacità di esprimerla senza vincoli.

L’Eremita indossa una cappa come Hermes, che la usava per rendersi invisibile. Dunque l’Arcano VIIII è colui che conduce nel mondo invisibile e al contempo indica con la sua luce la strada per uscirne. Se riprendiamo il cammino del Bagatto osservando la seconda linea, la riconosciamo come un luogo a parte, sufficiente a se stessa, poiché ogni Arcano trova qui il suo complementare: i primi tre sono complementari degli ultimi tre e la Forza è complementare a se stessa. Se la prima linea è servita per conoscere la personalità, il manifesto, la materia spiritualizzata, Giustizia apre a tre dialoghi: interiore con il chakra del cuore, esterno ma al nostro stesso livello con il sesto chakra, superiore attraverso il settimo. Essi sono possibili solo se si riesce a non giudicare, ecco allora la comunicazione sui tre aspetti, di cui è emblema e maestra Temperanza. L’Eremita capisce che prima di tutto il dialogo è interiore e scende nelle profondità di sé fino a giungere all’incontro completo con l’invisibile, richiamato dall’Arcano senza nome; egli conduce l’iniziato, come fece Virgilio con Dante, all’interno dell’Inferno fino a riveder le stelle fuori dal Paradiso. Tutto il cammino dall’Eremita in poi è il vero percorso iniziatico, la parte precedente serve a strutturare la personalità affinchè non esploda quando entra negli inferi. Il rischio di perdersi è enorme ma il premio è il potere della trasformazione, pietra filosofale del Tarocco, porta d’ingresso fra mondo superiore manifesto ed Ade[2]. Il dialogo fra i tre piani deve essere portatore di senso, ecco allora la presenza della Ruota di Fortuna: l’unica possibilità di emergere maestri di sé dal luogo buio dove siamo caduti è l’incontro del significato profondo che esso offre, solo così usciremo dalla sfortuna per entrare nella competenza del creare la propria fortuna. Quando si incontra la Legge di causa ed effetto, è il momento di capovolgere la visione per capire fino in fondo la realtà. L’Appeso richiama alla frase di Ermete Trismegisto nel Kybalion: Come in alto, così in basso, come in basso così in alto, per il principio della cosa unica. Egli era il tre volte grande e non a caso il suo nome richiama quello di Hermes ed è a sua volta origine dell’ermetismo, mentre da Hermes origina il termine ermeneutica ovvero l’arte di interpretare i significati nascosti. Proseguendo il cammino incontriamo la Forza che è complementare a se stessa, essa non è in un luogo determinabile poiché non ha appoggio: è ovunque al centro di sé. Dopotutto l’Arcano seguente pare disegnare con i due rami i segmenti del numero undici arabo, che ospita all’interno l’Anima rovesciata.

Hermes indica con il suo caduceo l’importanza della scelta fra bene e male, le forze complementari maschili e femminili e le energie nascoste e manifeste di luna e sole. La terza linea si apre con il XV, l’ermafrodito che nella mitologia era figlio di Hermes: se si vince la paura che frammenta la psiche, si trova la propria completezza piena di forza energetica. L’occasione di questo passaggio opera una trasformazione dalle forti caratteristiche alchemiche che si esprimono con grande energia in Casa Dio: gli uomini escono dalla torre affinché ora a lavorare sia la pura essenza, il Sé profondo e generatore. Ecco dunque la risposta che ci viene al termine del lungo cammino: nell’Arcano XVI dove il quattro diventa una potenza di sé, incontriamo la nostra identità creatrice e divina. E quando si arriva alla Stella, la trasformazione è avvenuta: riconosciamo Persefone che sa muoversi fra il mondo del buio del quale è regina e quello della luce, ora è lei che comunica con le anime dei morti con la XX, nella XXI l’iniziazione ha raggiunto il compimento, non vi sono più demoni, nulla è fuori posto, lei tiene fra le mani l’essenza della vita e la bacchetta magica.

In tutta la prima linea del percorso del Bagatto, osserviamo un movimento dall’alto verso la terra, ovvero dal non manifesto al manifesto: il Bagatto/Anima decide di incarnarsi e trova davanti a sé i corpi che gli occorreranno nel percorso[3], ancora in potenza come indicato dalle tre gambe del tavolo (il quattro è il numero della realizzazione materiale), la Papessa porta la memoria, l’Imperatrice fa scendere l’aquila verso la terra dell’Imperatore, il Papa trasmette agli uomini la parola di Dio, Cupido colpisce con una freccia l’Innamorato, il Carro guida i cavalli posti sotto di lui. All’inizio della seconda linea, dopo che Giustizia ha accolto tramite il settimo chakra l’illuminazione spirituale, l’Eremita per la prima volta scende dal manifesto al non manifesto, esso è il luogo dove i due mondi si incontrano e possono entrare in relazione. Casa Dio lancia verso l’esterno il proprio Sé illuminato e la Stella è il solo Arcano che prende da sopra, trasforma in sé e restituisce a terra ed acqua, dunque nuovamente al mondo invisibile qui rappresentato dalle emozioni. Ed infatti invisibile e visibile non solo con i due Arcani successivi si incontrano, ma generano la manifestazione sulla terra. Tale incontro si sintetizza con il Giudizio in un unico Arcano che palesa l’illusione della morte e indica la strada: l’ascolto del Sé.

Il Mondo è pronto a uscire dai quattro corpi che fino a qui lo hanno accompagnato per ritrovare l’Unità del Matto e riprendere un nuovo cammino.

1^ LIVELLO ironia, sapienza innata, solitudine, isolamento, malattia mentale, vecchiaia
2^ LIVELLO capacità di redimere gli istinti tramite l’equilibrio emozionale, comunicazione, guida interiore, abilità terapeutiche
3^ LIVELLO saggezza, potere spirituale, psicopompo, portatore di Luce

[1] Cfr. paragrafo Arcani Maggiori: dinamiche di questo volume e pagg. 127- 129 del vol. I Tarocchi e Archetipi – La voce della Stella.

[2] Inteso come luogo del non Io.

[3]Il Bagatto e i quattro elementi sul tavolo, che simboleggiano:corpo fisico, eterico, mentale e causale.

3 pensieri su “Pubblicazioni

  1. Viaggio iniziatico attraverso l’antica saggezza degli Arcani Maggiori,Tarocchi e Archetipie il primo manuale di tarologia che unisce un percorso innovativo, approfondito ed interattivo di conoscenza del Tarocco con una mappa di decodifica personale originata dai propri dati anagrafici.

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