L’insegnamento del Tarocco

Il secondo Arcano Maggiore dei Tarocchi, fornisce alcune preziose informazioni riguardanti l’insegnamento che il Percorso del Bagatto mette a disposizione dell’iniziato. In tutte le versioni classiche Papessa mostra un velo, un libro, il segno X e talvolta una chiave. Nelle due versioni della Papessa che ho preso a distinguerle l’una dall’altra notiamo nella prima una chiave e nella seconda il copricapo che fuoriesce dalla cornice della carta. Se a II aggiungiamo una X (simbolo di consapevolezza) realizziamo l’Appeso, colui che volgendo l’attenzione al mondo energetico ricrea consapevolmente il collegamento con la propria Anima; aggiungendo un’altra X arriviamo al Matto, colui che ha ricreato l’Unità, che ha superato il dualismo nel quale l’Arcano II lo aveva inserito.
Quindi Papessa da un lato crea l’illusione della separazione vestendoci con il suo velo (rosa carne nella versione di Grimaud) che richiama il velo di Maya, dall’altro mostra il libro della conoscenza, scopo stesso dell’incarnazione. In entrambe le versioni la promessa del risveglio è data dalla presenza della X, in quale modo sarà possibile realizzarlo? 
Gli strumenti indicati nelle due edizioni sono diversi: Wirth sceglie il simbolo della chiave, Grimaud il superamento del limite richiamato dal copricapo che esce dalla cornice. Qual è allora la chiave di lettura che consente di andare oltre la materia? Il popolo degli zingari di cui parla Papus è il primo ad accorgersi dell’opportunità offerta dagli Arcani: l’interpretazione sensata dei segni ovvero la divinazione. Le carte dei Tarocchi interrogate e disposte su un tavolo consentono di interpretare passato, presente e futuro del consultante. In tempi più recenti , con lo stesso principio, è nato il counseling tarologico.
Torniamo ora al Percorso del Bagatto, il portale del piano energetico è Giustizia chiamata “l’Arcano specchio” in quanto trasforma il giudizio in riflesso di sé. È la sincronicità che consente il superamento della mera visione materiale per accedere all’immanifesto di pertinenza dell’Anima. Se ciò che accade all’esterno è specchio del nostro mondo interiore, è evidente che esiste un mondo energetico collegato a quello materiale e quindi a noi. Casa Dio Va oltre mostrandondo una interazione energetica con il mondo esterno capace di modificare la materia. “Chiedi e ti sarà dato” (Matteo, 7,7-11), ponendo una domanda specifica le carte si dispongono in modo da esprimersi con un linguaggio sensato e comprensibile al tarologo: ciò che accade è che un mazzo di settantotto carte fornisce risposte chiare a questioni che si desidera comprendere meglio, semplicemente disponendosi sul tavolo in modo sensato secondo regole fornite a priori dall’interprete. 
Nel donare un mezzo fisico per accedere al Percorso del Bagatto, Papessa anticipa l’esistenza di un mondo energetico strettamente collegato a noi, con il quale è possibile comunicare e addirittura modificare la materia. Ogni crescita, ogni presa di coscienza nasce da una domanda che in questo caso è la seguente: perché disponiamo casualmente i Tarocchi sul tavolo per fornire risposte sensate alle domande e non usiamo la stessa capacità per ricevere una offerta interessante di lavoro? Che differenza c’è? Il Tarocco insegna che basta chiedere nel modo giusto e la risposta desiderata si realizza immediatamente. Quando chiediamo alle carte “perché non mi chiamano per quel lavoro?” stiamo agendo sul piano della realtà, potremmo farlo per ottenere direttamente l’assunzione! Disporre dieci, venti volte le Carte per ottenere altrettante risposte non è diverso dalla capacità di trovare l’amore.
Solo allora potremo realizzare l’Appeso X-II affidandoci. Il Tarocco è uno strumento che mette in relazione consapevole il mondo materiale con l’immanifesto, questa è la grande conoscenza che esso ci offre! Siamo collegati con il Tutto, ognuno di noi i interagisce con la materia modificandola. Nel tentativo di dimostrare l’esistenza della telepatia, gli scienziati disegnarono alcuni simboli geometrici sopra delle carte, poi valutarono se le volte in cui veniva indovinato erano superiori alla percentuale di casualità. Non è così che si comunica con i piani sottili, non ci viene detto “indovina e avrai vinto” ma “chiedi e ti sarà dato”! Sono le carte a disporsi sensatamente in base alla domanda espressa, non noi a dover indovinare in che modo si sono disposte. La vera conquista è nel comprendere il linguaggio con il mondo invisibile e usare le parole nel modo giusto per diventare creatori del proprio destino.
Solo allora potremo comprendere che siamo “Uno” nel ventiduesimo  Arcano (XX -II), il senza numero poiché nulla può definirlo se non il Tutto.


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