Esempi di consulto – Il Metodo R.E.V.

Esempio di consulto con accompagnamento lineare

La signora Anna è uscita da qualche anno da un’esperienza matrimoniale difficile, ora vuole capire per quale motivo non è più riuscita ad incontrare l’amore.
Le mostro l’Arcano XVII la Stella che nella sua mappa richiama alla scelta di sé, ciò che vede nell’immagine è una donna stanca che vuole sdraiarsi. Mi dice che le piacerebbe fare come la donna qui disegnata e restare nella natura che la circonda ma, alla fine, invece di appagare questo desiderio trascorre il suo tempo libero in casa davanti alla TV senza alcuno stimolo. Le chiedo di dirmi il motivo di questa rinuncia e mi risponde che è molto stanca, senza energia. Mi parla poi della difficoltà di andare via da sola e al contempo avrebbe difficoltà simili anche se andasse via con amici. Così alla fine resta a casa senza peraltro fare nulla di interessante.
Le faccio notare che mi sta dicendo che lei fa cose che non le piacciono e che le tolgono energia e le spiego che questo arcano si trova nel dominio della scelta di sé. Le chiedo di esprimermi nuovamente cosa desidera la donna dell’arcano, una volta ripetuto il desiderio di restare alla natura lontana da casa, le faccio notare che la prima a non rendersi disponibile ai propri desideri è proprio lei, come può incontrare un amore esterno se prima non ama sé stessa, se non accontenta il suo vivente interiore? La stella è nel fluire, se la fonte si prosciuga anche la Stella si prosciuga e non ha più energie. La signora mi ha espresso a quel punto che le era chiarissima questa cosa, che ora si rendeva conto di quanto si stesse lasciando andare e che capiva di avere la necessità di essere un tutt’uno con la natura per potersi ricaricare di tutta l’energia persa.

Questa consulenza è stata relativamente breve, ma credo che abbia dato comunque l’indicazione che per incontrare l’amore occorre innanzitutto amare sé stessi.

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Esempio di consulto con accompagnamento R.E.V. ad occhi aperti

Alberto, 18 anni, dal 10 maggio di quest’anno ha cominciato a vedere delle presenze durante la notte, ha molta paura. Mi chiede se posso aiutarlo a capire cosa gli sta accadendo. La famiglia d’origine, con la quale vive tuttora, era inizialmente composta dai due genitori e i 4 figli, di cui lui è il minore. Ora a vivere con i genitori sono lui e il fratello di poco più di trent’anni, quest’ultimo una decina di anni fa ha avuto delle allucinazioni che non ha ancora completamente superato, Alberto ora ha paura di ripetere l’esperienza del fratello.
Scelgo il suo Eremita e gli chiedo di dirmi cosa vede
Lui mi risponde: “è uno stregone, non ci vede, sta camminano al buio per cercare una uscita ma non la trova. Deve uscire dalla grotta”.
Gli domando perché è lì secondo lui e mi risponde “non lo so”.
Gli chiedo: “Ci sei?”. Mi risponde “No”.
Gli faccio mettere la mano sopra alla carta, non sente nulla; aggiungo la Senza Nome e mi risponde “ora sembra che ci sia qualcuno oltre a noi due ma è andato via subito”
La 13: “rappresenta la morte ci sono tutte le teste tagliate“, non vede altro.
Decido di lavorare le radici, dove Alberto ha un innamorato.
Alberto: “questo arcano mi ricorda la mia ragazza, è la prima persona a cui tengo, la mia vita sta cambiando, sto cambiando io. E’ una cosa brutta, perché sto perdendo la mia ingenuità, ora devo dire: “no non posso perché qualcuno non vuole” non mi lascio più andare. Ho sbagliato a fare cose che non vorrei più fare”.
Mi dice “Sto male” gli chiedo di definire questo malessere con degli aggettivi: “impotente – mi faccio condizionare troppo dai miei amici –“
Torniamo all’innamorato, gli domando cosa vede nella carta.
Alberto: “Tre persone che vengono colpite dal bene ma non se ne accorgono (sono benedette), l’angelo non si fa scoprire, loro sono ingenue.”
Gli chiedo se lui si vede.
Alberto: “A sinistra sto parlando con un mio amico e mi sta consigliando delle cose giuste, l’altro dice di ascoltare me stesso senza farmi condizionare.”
Chiedo chi gli dice queste cose nella realtà.
Alberto: “La mia ragazza”
Prendo la complementare, La Casa Dio, e chiedo cosa vede.
Alberto: “Vedo una festa: succede qualcosa di brutto finisce male, cade la corona!!” Chiedo tre aggettivi di corona: “stanca, bella, pesante”.
Chiedo perché pesante.
Alberto: “Tende a cadere, non ce la fa più a stare là sopra ma poi non cade. I tipi sono felici se cade perché la torre senza corona non ha senso”
Chiedo tre aggettivi di torre.
Alberto: “Buia, debole, triste per il fatto che è buia”
Chiedo allora tre aggettivi di buio.
Alberto: “Pessimo, triste, pauroso”.
Mi dice allora che il buio potrebbe nascondere qualcuno. Gli chiedo di mettere la Casa Dio sotto la sua mano, e lasciare fluire le immagini, gli chiedo ora di entrare nella Torre.
Alberto: “Sento piangere nella torre, sono delle bambine!”
Gli chiedo di andare a vedere chi sono, lui però dice che non vede nulla e non può muoversi, pongo sotto la sua mano l’Eremita e gli dico che ora sarà accompagnato da lui e dalla sua luce, ora può vedere effettivamente: la torre è vuota, antica, soffitto infinito lunghissimo, gocce che cadono dall’alto. Vede una porta chiusa, gli chiedo di aprirla, ora è in un corridoio lungo non vede cosa c’è. Dietro di lui sente una presenza, ha paura, gli dico che ha accanto l’Eremita e che fuori dalla Torre ci sono io, non è solo.
Gli chiedo di guardare dietro alle sue spalle, c’è buio, gocce sempre più forti. Va avanti, in fondo al corridoio c’è un cancello con i pungiglioni alla sommità, mi dice che è brutto, gli chiedo di aprirlo, mi dice che non può, occorre la chiave. Gli suggerisco di chiederla all’Eremita, l’Eremita gli risponde che effettivamente la chiave lui ce l’ha ma non può dargliela perché Alberto deve prima fare una prova vivendo, dovrà vivere per avere quella chiave.
Alberto: “Vedo oltre, c’è la luce dove finisce la torre, c’è una figura, gli chiedo chi è.E’ un mio parente e lui ha già avuto la chiave”.
Gli chiedo se lo conosce e mi dice di no, gli chiedo se i suoi genitori lo hanno conosciuto, mi dice di si, chiedo se è parente della mamma, la risposta è negativa, chiedo se è un parente del babbo.
Alberto: “Si! È una donna. Ha il viso deturpato, è bruttissima, è arrabbiata con me è seria, ha la faccia mangiata”.
Alberto ha molta paura, mi dice che questa donna gli deve parlare, lui si alza di scatto dalla sedia dicendomi che non vuole sapere nulla, ha troppa paura.
Lo lascio andare in bagno per consentirgli di riprendersi, poi parliamo di quanto accaduto.
Gli parlo della radice che per lui ha un legame con l’Amore e scopro così che la sua nonna paterna è morta il giorno della sua nascita. La sua mamma non lo desiderava, aveva deciso di abortire ma il giorno dell’aborto un’infermiera le ha fatto cambiare idea è lui è potuto nascere.
Dopo qualche anno la mamma è nuovamente rimasta incinta, questa volta di due gemelli, ma per motivi non chiari la madre abortisce molto avanti nella gestazione; per questo le hanno dovuto indurre il parto, i due corpi vengono lasciati all’ospedale per la ricerca scientifica.
Gli ricordo i bambini che piangevano nella Torre.
Lo lascio riflettere sul fatto che sta ormai per entrare nell’età adulta e questo gli crea tensione nel sentire dentro di sé i cambiamenti di chi perde la propria ingenuità, Ripercorriamo assieme ciò che lui mi ha detto alla luce di questa ipotesi e lui mi dice come si sente smarrito in questa fase di passaggio che ora però gli risulta più chiara.
Lo tranquillizzo facendolo riflettere che i tre personaggi nell’innamorato non si accorgono, perché sono ingenui, della presenza dell’angelo che li benedice ma che l’Angelo è buono, dunque la persona che desidera parlargli è buona e forse l’ha sempre avuta accanto (ha sempre avuta paura del buio dove ha sempre avvertito delle presenze), cerco di tranquillizzarlo e di lasciare che apra i suoi canali.
Lui mi dice che la figura femminile gli ha detto che quello che ha da dirgli glielo dirà solo quando saranno da soli loro due.
Lo invito a non averne paura, qualunque cosa voglia dirgli è sempre un angelo come lui stesso ha visto.
Lo invito a ripetere l’esperienza se e quando lo riterrà il momento opportuno, mi chiede il perché solo lui e suo fratello ovvero i due fratelli maschi si sono trovati a vivere questo tipo di esperienze spaventose e per quale motivo circa alla stessa età (suo fratello aveva effettivamente 18 anni quando ha cominciato a stare male e ad avere le visioni).
Ipotizzo che forse sia il momento in cui si lascia la propria ingenuità, e lui insiste “ma perché solo i maschi”?
A questa domanda non sono attualmente in grado di dare una riposta.
Mi ringrazia , mi pare molto più sereno, lo invito a lasciare fluire qualsiasi eventuale manifestazione e, in caso di timore, a chiedere aiuto all’Eremita e alla sua luce.
Ad un anno di distanza Alberto non ha più avuto queste percezioni paurose che lo avevano condotto a richiedermi un consulto.

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Esempio di consulto con accompagnamento R.E.V. ad occhi chiusi

Gloria, 55 anni, è rimasta orfana della mamma a 6 anni e mezzo e non è ancora completamente in grado di elaborare questo lutto che ha segnato tutta la sua vita in modo molto pesante.
Propongo a Gloria un lavoro strutturato sull’elaborazione del lutto, che inizia con la connessione con l’Imperatore passando poi attraverso una scelta di arcani in parte legati a un protocollo, in parte scelti servendomi dell’intuito sviluppato in anni di lavoro.
Le spiego che si lavora per libere associazioni rispetto agli Arcani e che lei non li vedrà perché le chiederò di tenere gli occhi chiusi mentre io metterò sotto al palmo della sua mano gli arcani nell’ordine che deciderò di volta in volta. Dunque Gloria toccando l’Imperatore lo lascia parlare: “da qui non mi muovo, sto fermo e seduto. Perché dovrei muovermi? Devono essere gli altri casomai a muoversi verso di me. Se mi muovessi cadrei in malo modo, dovrei cambiare la mia posizione e non sarei più lo stesso”.
Le chiedo di affiancare il Papa e lei lo fa, mi dice che il Papa non guarda al passato, volta le spalle all’Imperatore, anzi sono la stessa persona si sono solo passati lo scettro dalla destra alla sinistra. Ha cambiato il suo strumento di potere, ora ha una bacchetta magica.
Le chiedo di cambiare la loro disposizione.
Gloria: “Messi di fronte si picchiano, è una lotta di potere se si guardano. L’Imperatore urla state lontani da me!! Il Papa dice venite a me”.
Ha un tono e uno sguardo duro, Gloria è come sulla difensiva.
Le propongo di chiudere gli occhi e le metto sotto la mano sinistra l’Imperatore.
Ora sente una canzone che cantavano alla sorella minore da piccola “se fossi una regina sarei incoronata ma son contadinella mi tocca lavorar”.
Le chiedo tre aggettivi di corona:
“Laurea, alloro, saggezza, forza di volontà”
“Corona da morto”
“Corona di pietre preziose”.
“La carta che ho sotto la mano è qui per diritto divino”.

Sotto la sinistra metto la Luna per cercare di sbloccare l’Imperatore senza dirle chi ha sotto le mani.

“è sposato con questa regina, lei gli dice rilassati, lei cura tutte le cose tranne la politica, l’economia e la modalità. Lui non ha interessi lei si ma lui non l’ascolta sulle modalità fa come vuole lui”.

Tolgo la Luna metto la Senza Nome.

“si ignorano”

“la mano destra la sento incollata alla carta”

“mi vien sonno”

Credo sia la connessione alla morte della madre.

Prendo allora il Matto, ho deciso di partire dalla sensazione di libertà per poi scendere nei particolari e non più il contrario.

Il Matto “è luminosa ma non ha una grande relazione”

Prendo l’Eremita e le chiedo di domandargli cosa può fare per lei.

“Accompagnarti”

Mi dice che Il nostro Imperatore (lei continua a non sapere chi è) deve diventare un monaco, un nulla, deve mettersi il saio. Si spoglia di tutto, simboli, sicurezze, molla tutto! Si mette il saio e cammina nel buio, in fondo c’è la luce dell’altro (l’Eremita e lei ancora non lo sa)

“Sale sulla scala a chiocciola di una torre, è molto lunga, è solo ma non si sente solo.

In fondo c’è una lucina, stiamo risalendo, da sotto terra non siamo in una torre “allora… è una tomba! C’è una lapide di marmo con la bara. c’è una lunghissima scala di pietra ma ha una lampada molto più avanti, si arriva alla superficie”

“Fuori c’è una luce tremenda sarò incenerita!!”

Le chiedo di provare a farlo uscire

“ci sto provando ma è senza forze, avanza ma non so se ce la farà, siamo nell’imbocco ma è come guardare il sole!”

Chiedo di domandare cosa fare all’Eremita sotto la sinistra, lei mi risponde che lui dice solo che deve fidarsi e uscire ma la cosa è impossibile!

Tolgo l’eremita metto la luna per vedere se ora sblocchiamo l’Imperatore,

“la luna mette un mantello azzurro all’Imperatore ma sotto… insomma… si scioglie se esce! Siamo dentro al sole!!”

Decido allora di prendere il Sole e lo metto al posto della Luna, a questo punto l’Imperatore sguscia fuori ma….

“sono uscita ma sono cieca era troppo forte la luce, sono un viandante cieco!”

Sono l’Arcano 13 e l’Arcano 9, effettivamente il cieco e il viandante! Le tolgo Imperatore e Sole e metto Eremita e Senza Nome.

“Da questa (Eremita) esce un sacco di energia rassicurante posso farcela! Sono cieco ma posso farcela lo stesso”.

Le chiedo 3 aggettivi di cieco:

“immaginativo”

“visione sulla pelle”

“diversamente abile”

“quieto”

(Gloria è una terapeuta capace di sentire sulla pelle le sensazioni degli altri di vedere cose che appartengono alla loro vita, direi che si possa effettivamente definire una diversamente abile e una immaginativa)

Ora cerco di riportarla alla IIII (Imperatore) e alla V (Papa), voglio poter elaborare il lutto e torno quindi al protocollo.

Tolgo tutto e prendo l’Imperatore sotto la sinistra.

Le chiedo in che modo l’ha aiutata a superare i limiti nei quali si sente compressa

“devo avere deve…non c’è un come ma è possibile! Devo fidarmi”

Metto il Papa

“E’ un reduce della prima guerra mondiale o… peggio!! Gli manca una gamba ha le stampelle è tutto fasciato e si appoggia su un qualcosa … E’ la mummia… no peggio è tutto sanguinante!”

“Si è salvato da una guerra straziante ma è in vita! Forse sarebbe stato meglio morto, non capisco come possa essere contento di essere vivo, contento lui” . “io lo ammiro per questo, mi fa pietà” “mi chiedo come farà ora, cosa farà, perché è contento di essere vivo, ma lui lo è”

A questo punto metto sotto l’altra mano la Stella.

“Lo ha portato in una sala chirurgica, è un intervento, lo sfasciano, ma… c’è un essere bellissimo, forse è una donna gli è successo qualcosa di brutto ma .. è sana! Gli manca la gamba al ginocchio ma non è un guaio. Ha qualcosa di trasparente che pare il resto della gamba”

“C’è una grande energia che si è liberata, mi ha attraversato tutto il corpo, è un angelo!”

Le chiedo di domandargli chi è

“ride” “è molto contento …. E’ LA MIA ANIMA!!! O forse è un angelo, siamo usciti”.

Le faccio aprire gli occhi e le mostro tutto il percorso fatto con gli arcani, che ora può vedere per comprenderlo meglio.

Capisce che la sua Anima è bellissima, se ne meraviglia molto ma l’ha vista lei personalmente, si rende conto che forse tutto aveva un senso, non corporeo ma a livello di anima.

Mi chiede il perché della canzoncina … mi permetto di darle la risposta solo perché è una persona che conosco da anni e quindi credo di averne capito il senso … “ Se avesse tolto la corona non avrebbe potuto tenere tutta la vita questa “parte” dell’addolorata, non sarebbe stata una regina ma una contadina qualunque, nella tragedia l’essere orfana era comunque un segno distintivo.

Ci pensa un attimo e ammette che è così.
Chiudiamo la seduta, abbiamo fatto un percorso bellissimo, per la prima volta Gloria è uscita dalla tomba di sua madre e ha potuto incontrare la sua bellissima anima, ha compreso tra l’altro che la morte della madre ha avuto un senso per il suo percorso consentendole di diventare “diversamente abile”.